"Le voyage pour connaître ma géographie"
 

 

Angelo, il nostro amico custode del museo Narodowe, ci accompagna. Giornata piovosa, fredda; diecigradicenti-gradi, 53°30 latitudine, 14°30 longitudine, vento sud-est.
Continuiamo il nostro viaggio. Abbiamo vissuto intensamente i giorni passati. Futuro, presente, passato, passato prossimo, remoto. La macchina procede lenta attraverso il parco nazionale Wolinski. Osserviamo.
Silenzio in auto, silenzio play, silenzio forward.

 
Cosa è sucesso dentro di noi. Abbiamo passato quasi due settimane, passando per frontiere, valicando le barriere della nosrtra identità, culture; vivendo corpo a corpo, dividendo pane computer vodka ed elettricità.
Tre per tre non fa forse nove?
Angelo ci racconta di quando era a Varsavia; ora ha due figlie, ne è fiero. Studiano, sono già dottori. Bonn e Berlino, due capitali. È lì che vivono.
"Quando c'era la guerra ..(se mai un giorno fosse finita per l'umanitá) distrussero la mia casa di Varsavia, poi mi sono trasferito a Stettino.
Ancora movimenti, lento veloce andante mosso.  

Lui, Angelo ci racconta, noi siamo come tre moschettieri iniziati.
Continuiamo il nostro viaggio. Cosa sono stati per noi venti trenta passaggi di confine.
Un viaggio (come Magris riporta parlando del suo Danubio libro) "alla ricerca di varcare i confini, non soltanto nazionali, bensì pure culturali, linguistici, psicologici; frontiere nella realtà esterna, ma anche all'interno di un individuo, frontiere che separano le zone recondite e oscure della personalità e che devono anch'esse venir varcate, se si vogliono conoscere e accettare pure le componenti più inquietanti e difficili dell'arcipelago che compone l'identità."
Stiamo atterrando
bernardo